La ferocia

La ferocia (Nicola Lagioia)
Non sempre i premi letterari sono garanzia di qualità di un libro, anzi, lo sono raramente.

"La Ferocia" di Nicola Lagioia ha vinto il Premio Strega e viene da chiedersi sulla base di quali ragioni e grazie a quali qualità.
 
La storia ha un inizio molto noir (una ragazza nuda ed insanguinata cammina nella notte al centro di una strada) ma in poche pagine si scioglie come neve al sole ed in meno di cento pagine diventa chiara e scontata.

Il libro però ha molte altre pretese. Vuole svelare il mondo dei palazzinari, la corruzione del sistema pubblico, essere una ferocia condanna della società attuale priva di ideali, dominata solo dall'ambizione, dal potere e dal denaro.
 
Per aggiungere un po' di carne al fuoco Lagioia intreccia anche una complessa e sinceramente poco comprensibile storia familiare. Un padre padrone spregiudicato, una madre affettivamente assente, due figli tormentati ai quali si aggiunge anche un figlio, nato fuori dal matrimonio ed accolto in famiglia, ancora più tormentato e problematico.

Siccome il libro e l'autore hanno pretese molto elevate qua e là vengono infilate lunghe e noiose frasi dal taglio vagamente onirico, spesso fuori contesto, che sembrano essere là proprio solo per elevare ed abbellire il livello del testo, quasi degli esercizi accademici di stile.
 
Appare chiaro che l'opera di Lagioia non mi è piaciuta ma mi ha addirittura irritato. L'insieme del romanzo, la struttura del racconto e, soprattutto, il tipo di scrittura danno la netta la sensazione che l'autore volesse scrivere un romanzo da premio ed a tavolino abbia scelto gli ingredienti cercando di cucinare un piatto buono per tutti i palati.
 
Il risultato però è davvero pessimo. La trama, debole e confusa, non ha una linea e vaga in modo altalenante senza mai riuscire a diventare realmente interessante.
 
I personaggi, stereotipati e banali, sono caratterizzati in modo rigido e restano inchiodati allo schema fin dalla prima apparizione.
La scrittura, noiosa e caotica, viene immotivatamente spezzata da una lunga serie di frasi e parole messe quasi a caso che sembrano essere create solo per il loro bel suono.
 
Portare a termine la lettura non è cosa semplice e richiede un grande sforzo di volontà. Solo il rispetto per i libri ed il dispiacere di non portarli a termine mi ha consentito di arrivare al fondo di queste quattrocento pagine.
Non mi sento di consigliarlo ma, ovviamente, ognuno è libero di scegliere cosa leggere. Anche di leggere un brutto libro.


Pubblicata su Ciao.it: 24/11/15
Pubblicata su Libri e Libretti: 26/02/17

Il cielo sopra Torino. 1940 e dintorni

"Il cielo sopra Torino - 1940 e dintorni" è un bel giallo scritto da un innamorato della sua città e pubblicato da un editore altrettanto appassionato.

L'autore, Corrado Farina, infatti nasce e vive a Torino fino al suo trasferimento a Roma e della città natale resta sempre innamorato ritrovandola spesso non solo nei romanzi ma anche nel suo lavoro di regista e sceneggiatore cinematografico e televisivo.

L'editore, Mario Fogola, non solo ha dedicato la sua attenzione a Torino (anche con una collana di gialli dedicata alla città) ma è anche stato una presenza costante ed imperdibile della vita letteraria cittadina grazie alla famosissima libreria di Piazza Carlo Felice purtroppo chiusa recentemente.

Il libro si apre nel 1940, immediatamente dopo la dichiarazione di entrata in guerra di Mussolini del 10 giugno, e si conclude sessant’anni dopo, all'inizio dei lavori di preparazione per le olimpiadi invernali del 2006. Una serie di spostamenti in avanti e flashback fanno scorrere il racconto attraverso diverse epoche ma anche attraverso diversi luoghi, da Torino a Trieste ed alla risiera di San Sabba.

Senza entrare troppo nei dettagli del libro che resta pur sempre un giallo e non va quindi svelato, si può dire che il vice-commissario Oddo Olivieri viene incaricato di indagare sull'assassinio di un giovane, Carlo Audisio, studente universitario e fascista emergente, avvenuto su corso Vittorio Emanuele II proprio a pochi passi dal noto monumento al primo re d'Italia.

Le indagini di Olivieri vengono però interrotte abbastanza bruscamente a causa dell'inizio della guerra e della scarsa volontà dell'apparato di approfondire la morte misteriosa di un fascista che aveva una relazione con un'universitaria ebrea. Solo sessanta anni dopo ancora con Olivieri, oramai pensionato ma che non ha dimenticato, il delitto viene risolto e svelato al lettore.

La storia è molto curata dal punto di vista storico e piacevolmente ricca di piccoli dettagli della vita quotidiana, di richiami a personaggi reali e di fantasia (come quelli dei fumetti del Corriere dei Piccoli) dell'epoca ma soprattutto non manca sotto traccia, e forse nemmeno troppo sotto, di riferimenti letterari ed in particolare cinematografici (il titolo stesso è un chiaro richiamo al cinema d'autore) stuzzicanti.

Il libro forse perde un po' di fascino, per chi non ha vissuto nella capitale sabauda e si limita a seguirne la trama ma per chi è torinese (o lo è stato) è davvero molto coinvolgente.


Pubblicata su Ciao.it: 01/02/16
Pubblicata su Libri e Libretti: 17/12/16


La vita sessuale dei nostri antenati

"La vita sessuale dei nostri antenati (spiegata a mia cugina Lauretta che vuol credersi nata per partenogenesi)" di Bianca Pitzorno è un libro davvero sorprendente.

Il titolo lo fa sembrare un noioso saggio, uno studio sociale o antropologico. Il sottotitolo ne svela, almeno in parte, il vero contenuto senza però rendere realmente chiaro che cosa ci si debba aspettare.

Superata però la titubanza dovuta al titolo e, forse, un certo impaccio nella lettura delle prime pagine il libro cresce passo passo e si rivela per ciò che è: una grande storia di famiglia.

Cinque secoli della famiglia Farrell Bertrand raccontati, vissuti o rivissuti da Ada Bertrand, grecista all'universita di Bologna. Attraverso Ada scopriamo lentamente ma non in un noioso ordine cronologico la genesi nobile o presunta tale della famiglia Bertrand originaria di due cittadine di fantasia della Sicilia (Donora e Ordalè) e l'unione con i Farrell, ricchi commercianti in arrivo da Firenze.

Il libro ha inizio ad un congresso a Cambridge, sui morti nei poemi classici, dove la protagonista e voce narrante ha una serie di incontri che, in qualche modo, segneranno profondamente il suo futuro e saranno anche il legame che unirà le scoperte sul passato della sua famiglia. Contemporaneamente al disgregarsi della sua vita personale Ada si trova a scoprire, più per caso che per una vera e propria ricerca, una serie di sorpendenti informazioni sui suoi antenati, a partire dall'amatissimo zio Tancredi Bertrand e dalla rigidissima nonna Ada Ferrell fino ai capostipiti di quasi cinquecento anni prima. 

Una realtà familiare molto diversa da quella ufficialmente conosciuta che Ada comprende ed accetta mentre la cugina Lauretta (quella del sottotitolo del libro) cresciuta insieme a lei non solo non rifiuta ma vorrebbe nascondere o cancellare.

Svelare di più sarebbe scorretto per il lettore è soprattutto lo priverebbe del piacere di interpretare la storia secondo il suo personale sentire. Il libro, infatti, svela molte cose ma molte altre le fa solo capire senza mai scriverle esplicitamente. Occorre quindi saper cogliere con molta attenzione le indicazioni che l'autrice fornisce, metterle insieme e dedurre chi sono o chi sono stati realmente molti dei personaggi della saga.

Proprio questo non svelare apertamente alcuni aspetti ha suscitato in alcuni casi, rari a dir il vero, dubbi che hanno una portato ad un apprezzamento del libro inferiore a quella che, a mio giudizio, merita. Invece è proprio questo uno degli elementi che mi hanno fatto amare "La vita sessuale dei nostri antenati". Tra l'altro, e non è cosa di poco conto, la necessità di capire, di intuire rende la lettura molto attenta.

Un libro molto interessante, molto particolare, dedicato ed incentrato sulle figure femminili, sul loro inserimento e riconoscimento sociale in epoche diverse che tocca (o fa intuire?) problematiche che vanno al di là del semplice "genere". Un libro anche che vuole "volare alto" ed effettivamente lo fa senza però abbandonare mai il racconto e restando sempre un romanzo. Non è nemmeno lontanamente un saggio né per il tipo di scrittura né per la struttura.

L'unico punto debole, se tale si puo considerare, è l'eccesso di richiami, riferimenti e citazioni soprattutto alla Grecia classica per nulla semplici o facilmente conosciuti che, a tratti, mi è sembrato un piccolo eccesso, quasi un esibizionismo culturale dell'autrice. Non a caso alla fine del libro è stata inserita una preziosa guida delle citazioni. Un libro corposo (supera le 450 pagine), ricco, assolutamente interessante ed intrigante. Da leggere e consigliare.


Pubblicata su Ciao.it: 12/10/15
Pubblicata su Libri e Libretti: 21/05/16

I peccati della bocciofila

I peccati della bocciofila (Marco Ghizzoni)
"I peccati della bocciofila" è il secondo romanzo di quella che potrebbe diventare, o è già diventata, una serie. L'autore, Marco Ghizzoni, ripropone infatti il paese di Boscobasso ed il maresciallo Bellomo già protagonisti del precedente "Il Cappello del maresciallo”.

In un paese del cremonese, il surreale Boscobasso (che a me ricorda tanto il Borgorosso di un vecchio film con Alberto Sordi), si inaugura il nuovo bocciodromo, fortemente voluto dal sindaco e dal parroco per portare la squadra della bocciofila locale, Alma Mater, alle finali provinciali e passare di categoria.

Il bar del nuovo impianto è gestito da una coppia brasiliana. Lui scontroso e sfuggente, lei non bella ma decisamente procace.

Proprio dal momento dell'inaugurazione cominciano i problemi per l'agrigentino maresciallo Bellomo, responsabile della locale stazione dei Carabinieri, preoccupato dalle novità ed i cambiamenti in paese, spesso forieri di guai.
Una rissa o presunta tale, una scomparsa o presunta tale, un avvelenamento o presunto tale, un furto o presunto tale ma anche pettegolezzi che riportano verità e verità che distorcono la realtà. Amori incompresi, amori reali e presunti, amori tormentati ed amori clandestini. Tutto sembra sconvolgersi nel paese per poi acquietarsi e sconvolgersi di nuovo.

Il libro inserisce o cerca di unire trama gialla e commedia utilizzando lo schema della commedia degli equivoci.

Sebbene interessante e particolare il meccanismo non sempre funziona al meglio ed in alcuni casi penalizza il libro che non riesce mai a prendere realmente una piega gialla e rende il lato brillante (a volte anche comico) debole. I personaggi, talmente numerosi da rendere l'inizio un po' caotico, sono troppo spesso ridotti a macchiette e rischiano di venire a noia.

La lettura non è agevole all'inizio perché ci si racapezza poco e diventa un po' scontata e ripetitiva alla fine. I colpi di scena o gli equivoci, frequentissimi, non tutte le volte riescono ad essere pienamente tali e si perdono spesso senza raggiungere l'obiettivo di inchiodare il lettore, almeno il sottoscritto, alla pagine.

Nel complesso il libro non è travolgente anche se l'esasperato racconto della vita di provincia a tratti risulta molto divertente.


Pubblicata su Ciao.it: 30/08/15
Pubblicata su Libri e Libretti: 30/01/16

L'amore in un clima freddo

L'amore in un clima freddo (Nancy Mitford)
"L'amore in un clima freddo" non è solo una lettura piacevole, leggera ma non sciocca, storica ma non vecchia e datata, ironica e sarcastica ma non volgare e pesante. E' anche un piccolo spaccato di vita della grande aristocrazia terriera inglese negli anni venti e trenta. 

Un libro senza tempo che si può leggere oggi come al momento della prima pubblicazione, nei primi anni Quaranta, ed apprezzare dall'inizio all'ultima pagina. 

Fanny, ragazza della piccola aristocrazia, pacata e anticonformista racconta in prima persona la storia di Polly, sua coetanea ed amica, figlia unica della aristocraticissima e bizzarra famiglia Montdore. Ex governatore dell'India Montdore è succube di una moglie di estrazione inferiore ma debordante, dedita all'affermazione sociale ed alla ricerca di un marito per la bellissima figlia. Matrimonio che, quando arriva, sconvolge tutti. Polly infatti sposa il vecchio zio, appena diventato vedovo e, per di più, da molti anni anche amante della madre.

Polly viene diseredata così tutti i beni divrebbero passare ad un lontano parente canadese (e per questo ritenuto rozzo ed ignorante). I Montdore si mettono alla sua ricerca nella speranza di poterlo educare e preparare sperando di poter far continuare i lustri familiari e la dinastia. Il lontano parente, quando comparirà, si rivelerà invece già raffinatissimo conoscitore di arredamento, moda femminile e cura del corpo. La sua presenza, stupendamente gay, rianimerà la vita dei Montdore ributtandola nel tourbillon della mondanità inglese.

Il libro è bello, affascinante, divertente, pieno di ironia curata ed elegante. Un'ironia a tratti esilarante ma spietata che richiama due scrittori non molto lontani come Wodehouse e Waugh.

Suggerisco anche di cercare e leggere la biografia dell'autrice, Nancy Mitford, e delle sue cinque sorelle, tutte magnificamente anticonformiste, bizzarre ed intelligenti. Conoscere un po' della vita dell'autrice e della sua famiglia può infatti aiutare ad apprezzare ancora di più "L'amore in un clima freddo" perché fa comprendere come il mondo raccontato sia esistito realmente così come le sue stranezze e soprattutto come Nancy Mitford di quel mondo facesse parte e, forse, proprio per questo sia riuscita a metterlo alla berlina con raffinata eleganza.

Un libro molto più che consigliabile, un libro assolutamente da non perdere.


Pubblicata su Ciao.it: 31/03/15
Pubblicata su Libri e Libretti: 27/12/15




Il confessore

l confessore (Jo Nesbø)
Sono arrivato a "Il confessore" abbastanza casualmente. Colpito più dal paese di nascita dell'autore, il norvegese Jo Nesbo, che dal libro o dal titolo. L'essere norvegese infatti colloca Nesbo di diritto in quello gruppo di scrittori noir nordeuropei che hanno avuto un buon successo qualche anno fa e da allora si sono creati una discreta nicchia di mercato e di appassionati.

Nesbo ha ottenuto in passato un discreto seguito con una lunga serie (dedicata al detective Harry Hole) che rompe con proprio con "Il confessore" forse nel tentativo di aprirne una nuova.
Sonny Lofthus, giovanissimo eroinomane in carcere per omicidio, ha la grande dote di ascoltare in una sorta di "confessione" i propri compagni di pena e con pochissime parole di "assolvere" o perlomeno alleggerire il loro peso. Sonny continua a drogarsi, pur trovandosi in un carcere di massima sicurezza, grazie al cappellano che, manovrato dalla cupola della criminalità di Oslo, gli procura l'eroina in cambio del suo assumersi colpe di delitti commessi da altri. Durante una delle "confessioni" Sonny viene però a sapere che il padre, poliziotto suicidatosi perché corrotto, è stato in realtà assassinato. Si apre così un nuovo orizzonte ed una nuova ragione di vita per Sonny, precipitato nella droga, proprio per la morte del padre e la sua infamante ragione.

Da quel momento, infatti, inizia il percorso di redenzione e vendetta. Rifiuta la droga, si allena fisicamente, evade dal carcere, scopre ed uccide uno ad uno tutti coloro che ritiene colpevoli della morte del padre fino ad arrivare al vertice.
Il racconto mantiene sempre un buon ritmo e riserva un paio di colpi di scena notevoli ma ha anche alcune incongruenze.

La principale mi è parsa l'estrema facilità con cui Sonny esce dalla dipendenza da eroina. Dipendenza che, notoriamente, non solo è fisica ma anche profondamente psicologica. Invece Sonny non solo riacquista una forma fisica perfetta in tempi rapidissimi ma, soprattutto, ritrova una lucidità ed una tranquillità mentale straordinarie che gli consentono di studiare e realizzare puntualmente una strategia vendicativa fredda ed efficiente.

In un solo momento la dipendenza viene ricordata e sembra esserci un possibile cedimento ma è davvero solo un momento, quasi inserito in modo formale più che sostanziale nella storia.

In un contesto particolare, la Norvegia ed Oslo non sono location consuete per romanzi noir, Nesbo sviluppa una complessa storia di corruzione e criminalità che nonostante le incongruenze e le semplificazioni è interessante anche se tende eccessivamente alla "beatificazione" di Sonny (da ciò l'ipotesi che possa essere il primo di una nuova serie) a dispetto della quantità ed efferatezza dei delitti che commette.

Pubblicata su Ciao.it: 27/02/15
Pubblicata su Libri e Libretti: 07/12/15

La ragazza inglese

"La ragazza inglese" è una spy story dello scrittore Daniel Silva, anzi, è cronologicamente l'ultima avventura di una serie che ha avuto una discreta fortuna negli Stati Uniti.

Non ho letto o, perlomeno, non ricordo di aver letto gli altri romanzi della serie. Già il fatto che possa averne letti e non ricordarmene illustra in qualche modo l'impressione che mi ha lasciato questo libro.

La storia, pur senza intaccare la suspance della trama, si puo' sintetizzare in poche righe.

Madeline Hart, volontaria del partito al governo nel Regno Unito, ha una brillante carriera politica davanti a sè per le sue notevoli capacitè nonostante un'infanzia povera e difficile. Diventa anche l'amante del Primo Ministro Jonathan Lancaster ma, durante una vacanza in Corsica con alcuni colleghi, scompare misteriosamente. E' stata rapita ed al Primo Ministro arriva una richiesta di riscatto. Per evitare lo scandalo e la fine della propria carriera politica Lancaster si rivolge in segreto a Gabriel Allon, il miglior agente del Mossad, che inizia una lunga serie di ricerche e di operazioni sul campo.

Senza dilungarsi ulteriormente in altri dettagli che potrebbero inutilmente svelare troppo della trama si può dire che, seppur ben strutturato ed articolato, il romanzo ha più di un punto debole.

Ovviamente alcune "licenze poetiche" allo scrittore vanno concesse. Accettiamo quindi l'improbabile utilizzo di un servizio segreto straniero da parte di un primo ministro. Accettiamo che il servizio segreto metta a disposizione il suo miglior uomo ma anche mezzi, denaro, coperture. Accettiamo che ci sia un coinvolgimento della mafia corsa. Accettiamo che la mafia ed i servizi segreti utilizzino un killer spietato inglese scomparso nel nulla molti anni prima. Accettiamo tutto ciò e tanto altro.

Lascia però perplessi la figura di Gabriel Allon ed il suo comportamento. Capisco che una mitizzazione tenda a rafforzare il personaggio e che, specialmente in una serie, serva una figura trainante e fidelizzante ma il superagente del Mossad è davvero un po' troppo super, un po' troppo di tutto (anche la moglie italiana è un po' troppo super). La storia ne soffre e nella fase centrale tende a languire ed a diventare noiosa per poi riscattarsi con un notevole ed inaspettato colpo di scena che ravviva l'attenzione.

Qualche banalità di troppo, qualche figura troppo stereotipata, qualche semplificazione eccessiva, un ritmo altalenante e l'eccessiva sopravvalutazione del personaggio principale che seppur mascherata da dubbi e paure lo rende assai poco simpatico ed un po' comico. Non c'è nulla che non sappia fare, nulla che non sappia risolvere: spionaggio, arte, amore, sentimenti.

Stucchevole la sua integerrima moralità che lo spinge pur di trovare la verità e tenere fede alla parola data a spingersi ancora avanti nelle operazioni quando tutto sembra concluso e chiarito anche se, proprio questa noiosa persistenza, apre al miglior colpo di scena dell'intero romanzo. Leggibile ma non indimenticabile.

Pubblicata su Ciao.it: 05/02/15
Pubblicata su Libri e Libretti: 17/10/15

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