Io ero Vermeer - Storia del falsario che truffò i nazisti

"Io ero Vermeer" del giornalista irlandese Frank Wynne (Ed. Ponte alle Grazie) è un magnifico romanzo/saggio sull'arte del falso o del falso nell'arte.
Il romanzo racconta la vita di Hans van Meegeren, pittore olandese della prima metà del '900, diventato uno dei più grandi falsari di tutti i tempi.
Insoddisfatto dei mancati riconoscimenti alla sua pittura, giudicata troppo legata al passato in un momento in cui trionfava l'Avanguardia pittorica del '900, Van Meegeren si specializzò nella falsificazione di un noto pittore olandese seicentesco: Jan Vermeer (1632 - 1675).
Falsi creati non solo per il bisogno di denaro ma, soprattutto, per la propria gloria personale. Falsi che non sono la semplice riproduzione di un'opera esistente ma che creano opere totalmente nuove secondo lo stile di Vermeer.
Irritato, infatti, dalla critica che considerava le sue opere mediocri dopo un iniziale successo, Van Meegeren, per non perdere perdere i lussi ed i vizi ai quali si era abituato ma anche per affermare la sua grande capacità pittorica in stile seicentesco crea, con anni di lavoro e di meticolose ricerche, un nuovo dipinto, la "Cena in Emmaus" di Vermeer e, successivamente, altre opere dello stesso pittore (anche se, dato il successo del primo grande falso, con minore accuratezza).
Magistrale la descrizione che l'autore del libro fa della ricerca del falsario olandese dei pigmenti d'epoca, degli studi sulle tele da usare e, persino, sui chiodi dell'intelaiatura, delle procedure necessarie per asciugare il dipinto creando le crepe dovute all'età, dei metodi per invecchiarlo e sporcarlo in modo da ricondurlo alla giusta epoca.
Non di minor valore la parte puramente biografica sulla vita intensa di Van Meegeren e sull'invenzione delle storie per far apparire dal nulla un dipinto straordinario, per farlo autenticare dai critici e per venderlo a musei o collezionisti importanti.
Nella biografia del falsario si inseriscono interessantissimi riferimenti alla falsificazione dell'arte, all'importanza assoluta dei periti e dei critici che possono segnare la fortuna di un quadro (purtroppo anche di un falso), della confusione nelle attribuzioni dei dipinti antichi e della loro continua riattribuzione ad un autore diverso.
Solo alla fine, poco prima di morire, Van Meegeren otterrà quello che forse voleva fin dall'inizio: il riconoscimento della sua arte pittorica. Lo ottiene quando in un processo (per aver venduto arte olandese ai nazisti) riesce a far sapere di essere lui il pittore della "Cena in Emmaus" e di altri dipinti Vermeer ridicolizzando il mondo degli esperti d'arte e dei gestori dei musei.
Un libro che può apparire "pesante" per i continui riferimenti artistici, per il richiamare opere più o meno conosciute ma che invece scorre veloce, velocissimo e si fa apprezzare per la qualità della scrittura e proprio, per i riferimenti artistici e, necessariamente, a quelli del mondo dei commercianti d'arte.

Pubblicata su Ciao.it: 25/08/07 
Pubblicata su Libri e Libretti: 08/01/10

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