Amore a Venezia. Morte a Varanasi

Che Geoff Dyer abbia una buona capacità di scrittura, che sappia mescolare il racconto turistico con un pizzico di critica sociale, che sappia cogliere quel po’ di umorismo spesso presente nella vita quotidiana è evidente fin dalle prime pagine di questo strano libro "Amore a Venezia. Morte a Varanasi".

A dir il vero a comporre il libro nella sua interezza sono due romanzi brevi: "Amore a Venezia” e ”Morte a Varanasi" appunto, messi però insieme quasi forzatamente con un filo conduttore, in realtà, piuttosto debole e tra di loro quasi antitetici.

Il legame è Jeff, l’autore, giornalista un po’ squinternato ed irriverente che nel primo romanzo breve o, se proprio volete, nella prima parte del libro va a Venezia per l’inaugurazione della Biennale come giornalista d’arte e si abbandona, con grande piacere e senza nessuna particolare ritrosia, ai party, alle feste, che contornano e, purtroppo, a volte dominano in realtà la grande kermesse artistica. Lo stesso Jeff, o quasi lo stesso (inviato dal Telegraph), lo troviamo nel secondo romanzo breve in un’ambientazione quasi sacra, certamente assai più cupa e per nulla edonistica o mondana.

Contrariamente a molti, che hanno liquidato come banale la parte veneziana ed osannato invece quella della città sacra agli indù, Varanasi, ho apprezzato molto di più, pur nei suoi eccessi, la prima sulla seconda.

"Amore a Venezia" è un tripudio di alcool, feste, sesso, droga, scarsa voglia di lavorare che mette a nudo tutto l'inutile ed eccessivo mondo modaiolo e festaiolo che vive e si nutre della Biennale d'arte. "Morte a Varanasi" al contrario cerca di far aprire la mente ad un'India sacra e profonda ma, in realtà, pur sempre vista e vissuta da un occidentale che solo a tratti sembra saperla cogliere.

Il primo romanzo breve è eccessivo ma brillante, sciocco ma pieno di ritmo, leggero ma divertente. Il secondo invece non ha lo stesso ritmo, la stessa capacità di raccontare e di farsi leggere.
L'ironia non manca in nessuno dei due ma se nel primo tende oltrepassare i limiti nel secondo va invece lentamente ma progressivamente spegnendosi.Se la descrizione della società che circonda la Biennale a Venezia fa a volte ridere quella della società indiana appare invece sempre mediata come se Jeff, pur volendolo intensamente, non riesca realmente a comprenderla o accettarla.

Sono certo che questa mia valutazione, come detto prima, vada contro corrente ma, a mio giudizio, non bisogna lasciarsi influenzare dal fatto che la prima storia sia sciocca e superficiale (ma molto divertente) e la seconda abbia un taglio culturale e quasi filosfico (ma assai poco scorrevole). Ammantarsi di cultura è una facile rete in cui troppo facilmente si cerca di attirare il lettore.

Un libro (anzi due libri in uno) nel complesso leggibili forse proprio per il loro contrasto.

Pubblicata su Ciao.it: 12/10/12
Pubblicata su Libri e Libretti: 20/12/12

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