Venere in metrò (Giuseppe Culicchia)

Venere in metrò (Giuseppe Culicchia)
Gaia c'est moi. Siamo sicuri che Giuseppe Culicchia non potrebbe mai pronunciare questa frase a proposito della protagonista del suo ultimo romanzo, “Venere in metrò”, divertente e terribile, ambientato nella Milano dei nostri giorni.
Siamo altrettanto sicuri che tutte le orribili e patetiche Gaia del mondo non si riconosceranno mai nel vivido ritratto, lieve e al tempo stesso spietato, che l'autore fa di loro e delle amiche del medesimo stampo. Perché Gaia è sempre un'altra e nessuna vorrebbe o pensa di assomigliarle. Ci fanno molto ridere e ci fanno anche molta paura.

Gaia, e le sue amiche Solaria e Ilaria, si muovono su scarpe firmate tacco dodici e su altrettanto aggressivi Suv, nel microcosmo di una Milano scintillante popolata da loro simili. Le segui nei loro spostamenti tra palestre, psicanalisti, parrucchieri, locali alla moda, sfilate, boutique del centro; ascolti le loro banalità e le loro mostruosità; leggi i loro sms, le loro email, il loro stato su facebook; le osservi con i loro vestiti griffati, le loro borsette, i loro iphone, ipad, alle prese con mariti, amanti, colf; conti le cifre iperboliche uscite dalle loro carte di credito: alti e bassi tra vette di cinismo e abissali ingenuità, di vite all'insegna dei cliché, dell'apparenza e del consumo sfrenato di cose e persone.

Si consuma e ci si consuma, in una città rutilante, amorale, eccessiva, superficiale, ignorante e volgare che fa quasi rimpiangere la Milano da bere. Atroce e grottesca, più vera del vero.

E nemmeno il finale, di riscatto e redenzione, ci libera da quel senso di disagio e serpeggiante inquietudine che, dalla prima riga, ci ha accompagnati nella lettura.

Anche il lieto fine di “Venere in metrò”, satira spietata di tempi feroci, desta infatti qualche sospetto: la favola a rovescio di una Cenerentola contemporanea che perde tutte le scarpe ma trova la vera felicità in una casa priva di oggetti di design ma ricca di rapporti umani e calda di affetti non ci convince del tutto.

Chiudiamo il libro con due sensazioni: una, netta, che Gaia si ricordi, primo o poi, di essere stata l'inventrice dell'apericena; una, meno netta ma molto più inconfessabile, di essere un po', anche noi, Gaia.

Un Culicchia in forma stratosferica che non fa mancare i suoi classici tormentoni e le sue autocitazioni: imperdibile.

Pubblicata su Ciao.it: 03/11/12
Pubblicata su Libri e Libretti: 15/01/13

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