Stoner

Stoner (John E. Williams)
"Stoner" di John Edward Williams, a leggere le recensioni sui giornali e sul web (anche di alcuni "matre a penser" o presunti tali), dovrebbe essere un piccolo capolavoro. Un vero e proprio caso letterario: uscito la prima volta nel 1965 ma ripescato e rilanciato nel 2006, che sembra che abbia stregato i lettori al di qua ed al di la' dell'oceano.

Stregato non mi ha stregato. Letto però l'ho letto.

La scrittura Williams è sempre molto accurata e pregevole ma la trama mi ha lasciato molto perplesso soprattutto in considerazione della definizione sintetica che viene data del romanzo: una vita normale.

Il racconto di questa vita normale prende, fin dall'inizio una piega poco piacevole, anzi, più che il racconto è proprio la vita del protagonista assoluto, William Stoner, a prendere una piega assai poco piacevole e prenderlo o renderlo, come vorrebbero fare alcuni, "l'archetipo di americano" mi sembra una forzatura non da poco.

William Stoner è l'unico figlio di una famiglia contadina molto povera che negli anni Dieci, per volere dei genitori, si iscrive all'università di agraria e lascia il massacrante lavoro nei campi (per svolgerne uno simile presso i lontani parenti che lo ospitano per gli studi). Scopre la sua passione per la letteraratura e cambia facoltà ma non informa i genitori. Si laurea ed ottiene un piccolo incarico come docente universitario nella stessa università. Si innamora di una strana ragazza che sposa in poco tempo. Lei non sembra avere alcuna passione o desiderio se non quello di essere una brava moglie (e lui lo accetta) la passione scatta solo quando lei decide di avere figli e, così come si era accesa, si spegne totalmente non appena lei resta incinta. Nasce una figlia, di cui la moglie si disinteressa e che lui accetta di crescere quasi da solo fino a quando la moglie ne riprende il controllo e riesce a spezzare il rapporto che si stava creando tra padre e figlia (e lui lo accetta). Si crea in casa uno studio appartato dove scrivere e ricevere gli studenti fino a quando la moglie decide di relegarlo in un altra zona della casa. All'università, pur conservando la docenza, per un contrasto con il rettore gli vengono affidati sempre corsi minori. Si innamora, finalmente, di una collega ma di fronte ai pettegolezzi ed alle possibili conseguenze professionali accetta che anche questo finisca e lei si allontani.

Intanto sono passate due guerre che lui ha vissuto solo e sempre in facoltà guardando i colleghi partire ed a volte non tornare.

Invecchia ma continua a d insegnare poi quasi improvvisamente si ammala e muore.

Ovviamente il libro è molto piu' articolato e complesso di questa breve sintesi che però, credo, riassuma anche il mio pensiero sulla storia non certo "normale" come non è "normale" il protagonista. Certo il concetto di normalità si presta a troppe interpretazioni ed è, da sempre, fonte di interminabili ed accesi dibattiti che non mi sembra certo il caso di riprendere qui.

Certo è che, a mio parere, la normalità nella vita di Stoner raccontata nel libro non esiste e, invece, servirebbe.

Stoner non solo è passivo, ed accetta tutto ciò che avviene senza ribellarsi o tentare di modificarlo, ma è anche disinteressato.

La moglie non lo ama? Peccato.
La carriera universitaria non procede? Peccato.
Il nuovo amore se ne va? Peccato.
La figlia non ha alcun rapporto con lui? Peccato
E' molto ammalato? Peccato.

Non è tanto il fallimento che colpisce ma la totale quiescenza nei suoi confronti.
Una vicenda umana tristissima.

Pubblicata su Ciao.it: 9/05/13
Pubblicata su Libri e Libretti: 12/08/13

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