Sicilian Tragedi

"Sicilian tragedi" di Ottavio Cappellani è un romanzo surreale ma molto divertente che racconta, tra il serio ed il faceto, un piccolo spaccato della Sicilia politica, mafiosa ed artistica.

In un'esasperazione continua delle situazioni, dei sentimenti, dei personaggi assistiamo alla parodia (che più di una volta sembra pericolosamente vicina alla realtà a cui si ispira) di quello che dovrebbe essere l'iter di ideazione, finanziamento, preparazione, fino ad arrivare alla rappresentazione, dell'Amleto di Shakespeare. Non però nella versione tradizionale. Gli attori sono reclutati tra quelli dialettali e la stessa idea iniziale nasce da una follia di un regista d'avanguardia, Cagnotto, che la tira fuori - per puro egocentrismo e per cercare di conquistare un giovane, Bobo, di cui si è invaghito - senza aver la più pallida idea di cosa stia dicendo e facendo.

Con la storia dell'opera teatrale si intreccia quella di due "imprenditori" (definiamoli così), Turi Pirrotta e Mister Turrisi, che cercano di accaparrarsi le terre della provincia in cui sembra si possa trovare il petrolio ma anche di creare un legame per chiudere la "guerra" che li vede avversari, con il fidanzamento di Betty, figlia di Pirrotta, proprio con Turrisi.

Le due storie si toccano, a volte si intrecciano, poi si riallontanano ma trovano il loro comune denominatore nel piccolo potere politico locale, negli assessori alla cultura dei paesini siciliani che da un lato respingono e ostracizzano lo spettacolo di Cagnotto e dall’altro se lo contendono per arrivismo e affermazione personale così come mantengono, anzi alimentano i legami con i due “imprenditori” Pirrotta e Turrisi per avere le spalle coperte e, magari, fare carriera nel partito.

Questa trama un po’ complessa viene raccontata brillantemente da Cappellani che strappa più di un sorriso con i suoi effetti a sorpresa, il linguaggio infarcito di parole dialettali, le descrizione dei personaggi grotteschi e delle situazioni surreali.

Il romanzo si apre quasi dalla fine per ritornarci o arrivarci dopo un lunghissimo flashback che ripercorre tutta la storia fino ad arrivare nuovamente all’inizio e svelarne la fine. Un espediente, un modo di raccontare molto interessante che però all’inizio crea qualche problema e fa decollare la storia solo dopo un po’ di pagine.

Il libro, superato l’inizio un po’ caotico, prende un buon ritmo e diverte, diverte molto, anche se lo svilupparsi incalzante della storia viene rallentato, qua e là, da alcune pagine dedicate al testo dell’Amleto che, sebbene giustificato dal racconto, appare in alcuni casi superfluo.

Pubblicata su Ciao.it: 13/10/13
Pubblicata su Libri e Libretti: 30/01/14  


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