Notte fantastica

Notte fantastica (Stefan Zweig)
Non amo i libri di racconti, l'ho ripetuto più volte proprio qui, ho quindi affrontato "Notte fantastica" di Stefan Zweig con qualche preconcetto parzialmente corroborato da un po' di incertezza anche sull'autore, del quale peraltro non avevo letto nulla, ma che ritenevo, per quel poco che sapevo, pericolosamente eclettico e prolifico.

Zweig, infatti, è stato non solo scrittore ma anche poeta, drammaturgo, biografo ed ha prodotto una quantità enorme di opere di ogni genere che gli hanno procurato una discreta notorietà a cavallo degli anni venti e trenta arrivando, secondo alcuni, ad essere anche lo scrittore più tradotto di quegli anni.

Il libro, nell'edizione sempre gradevole della Piccola Biblioteca Adelphi, racchiude (in poco più di duecento pagine) quattro racconti legati tra loro dall'intensità delle emozioni provate in prima persona dai protagonisti o da loro raccontate sebbene vissute da altri.

Il primo racconto "La donna e il paesaggio", descrive l'incontro in un albergo, durante le vacanze, con un'adolescente che nella notte si rivela sonnambula. Una giornata afosa, un incontro notturno di grandissima intensità emotiva che trasmette quasi l'arsura della giovane e trasforma la sua trance di sonnambula in trance erotica per poi sciogliersi allo scoppiare di un intensissimo temporale e scomparire del tutto, completamente dimenticata, alla luce del giorno.

"Notte fantastica" da cui prende il nome la raccolta, porta un giovane barone, pigro, svogliato, insoddisfatto ma anche terribilmente snob alle corse pomeridiane di cavalli a Vienna dove, dapprima casualmente ma poi volutamente, entra in possesso del biglietto di una scommessa vincente che non riesce a trattenersi dall'incassare. Immediatamente sente la somma ingiustamente guadagnata come un peso insopportabile tanto, invece che cercare di restituirla, da far quasi in modo da farsi rapinare dai protettori di una malandata prostituta per poi proseguire nella notte liberandosene con incompresibili e sconsiderati atti di generosità e sentirsi quasi rigenerato al termine della sua notte fantastica.

"Il vicolo al chiaro di luna" è ambientato nei vicoli malfamati intorno al porto di una città francese dove un tedesco trascorre una notte insonne in attesa che la sua nave, bloccata da una tempesta, possa ripartire. In una squallida osteria, attirato dalla canzone di una sua connazionale, assiste all'umiliazione di un cliente da parte della cantante/prostituta. Cliente che reincontrerà all'alba e che gli svelerà le ragioni di quella scena ed una tristissima storia di amore, passione e sottomissione.

L'ultimo racconto, "Leporella", è probabilmente anche il più bello. Una donna di campagna, riservatissima e priva di interessi ma bravissima ed instancabile domestica si trasferisce a Vienna in una casa di una coppia nobile in continuo contrasto e litigio. Nella donna, dapprima assolutamente fedele e servizievole, nasce una passione, sconfinata ed inquietante, per l'uomo che la porta a compiere atti drammatici e ad un epilogo ancor più drammatico.

Un libro interessante e consigliabile che mostra, con una prosa decisamente ottocentesca, come le passioni possano dominare gli uomini e le donne e conducendo su percorsi imprevedibili.

Pubblicata su Ciao.it: 05/01/14
Pubblicata su Libri e Libretti: 04/06/14

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