Delitto al Regio

"Delitto al Regio" è un giallo o, se preferite, un noir con un'impostazione molto tradizionale scritto a due mani da Mario T. Barbero (giornalista e sceneggiatore torinese) e Cesare Verlucca (editore canavesano) con lo pseudonimo Robert S. Mannon.

Nel libro ci sono tutti gli elementi classici di questo tipo di romanzi: il morto (ovviamente), il commissario di polizia in difficoltà, l'investigatore privato fuori dagli schemi, altri delitti, le pressioni e le preoccupazioni dell'establishment, donne belle e intelligenti, il rebus da risolvere e, alla fine, l'assassino. Classici i personaggi ed altrettanto classico lo sviluppo della storia. Introduzione sul personaggio principale (il detective privato Robert Samuele Mannon, stesso pseudonimo degli autori), il delitto, le investigazioni, altri delitti, presunti colpevoli, la scoperta dell'assassino.

Particolare l'ambientazione della vicenda. La storia infatti si svolge in una Torino pre-olimpiadi invernali del 2006 e, di conseguenza, coinvolge il comitato organizzatore (TOROC), il Teatro Regio, storico teatro d'opera della città ed il piccolo grande mondo che ruota intorno all'opera lirica.

Senza entrare troppo nei dettagli della trama, cosa spesso inutile in qualsiasi recensione ma grave per un libro giallo, si può dire che un famoso tenore, figlio di un importante membro del Comitato Olimpico Internazionale, muore durante una rappresentazione dell'opera lirica "Un ballo in maschera". La polizia, su pressione del TOROC, si affida all'investigatore privato Robert Samuele Mannon che può indagare con maggiore libertà e discrezione. Le ricerche procedono lentamente ma altri omicidi, forse collegati al primo o forse no, vengono commessi fino a quando Mannon riesce, in qualche modo, a risolvere il caso.

Uno schema molto classico, molto tradizionale quindi perfettamente rodato. Ed infatti sotto questo punto di vista "Delitto al Regio" è ineccepibile.

Il libro è piacevole ma soffre, soprattutto nella prima parte, proprio della ricerca degli stereotipi di un giallo. I personaggi appaiono troppo carichi, eccessivi. Le descrizioni quasi scolastiche e lunghe tanto da diventare noiose e ridondanti.
Anche i personaggi della storia si rifanno a clichè tipici. Il personaggio principale, l'investigatore privato, è bello, ricco ed un vero e proprio tombeur des femmes; la segretaria anzi le segretarie, dato che una lascia proprio all'inizio e la seconda arriva quasi subito, sono bellissime, sexy e disinibite; il commissario è burbero, stressato ma simpatico.
Superata però la prima parte, un po' scontata ed eccessivamente stereotipata e didattica, il libro, quando gli autori concentrano la loro attenzione sui delitti e sugli indizi per svelare il delitto, prende il ritmo necessario e procede in modo decisamente più scorrevole. Peccato anche che l'utilizzo di Torino come ambientazione sia piuttosto marginale e risulti un po' sprecata.

Pubblicata su Ciao.it: 03/09/14
Pubblicata su Libri e Libretti: 03/02/15



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