Ma in seguito a rudi scontri

"L'altra squadra" è l'unico modo per Ermanno Zazzi, paracadutista della Folgore e fascista convinto - in partenza per combattere ancora in difesa di un regime ormai in fase di dissoluzione - di indicare la Juventus all'Obersturmfuhrer delle SS, Hrubesch, anche lui in partenza per difendere un'altro regime, quello nazista, giunto alla fine.

Inizia così l'ultima opera di Culicchia, "Ma in seguito a rudi scontri", che fa incontrare a Torino, il 2 aprile 1945, un paracadutista fascista di fede granata assoluta ed un tedesco plurimutilato e pluridecorato ma cinico e disincantato.
Il libro, 130 pagine un po' stiracchiate, cerca di spiegare il fascino del derby in modo decisamente alternativo ma solo a tratti riesce a trovare la giusta vena, ironica e brillante ma allo stesso tempo attenta e feroce, del miglior Culicchia.

Sotto traccia sono molti i richiami, i riferimenti che lo scrittore torinese inserisce nel libro. Ermanno Zazzi è il padre di “Franz” Zazzi, personaggio di un libro di gran successo di più di dieci anni fa dello stesso Culicchia, "Il paese delle meraviglie". L'ufficiale delle SS, Hrubesch, ha lo stesso nome del giocatore dell'Amburgo che sconfisse la Juventus nella finale di Coppa dei Campioni del 1983.
Più evidente, quasi sfrontata, la citazione del trio (Moggi, Giraudo e Bettega) che ha guidato la squadra bianconera per molti anni, trasformati, seppur mescolando sapientemente nomi e cognomi, nei tre tifosi juventini incontrati e maltrattati al bar prima della partita.

Un fatto vero, la partita allo Stadio Mussolini di quel giorno che complice la guerra, anzi la guerra civile, si concluse dopo solo sessanta minuti con scontri violentissimi non solo tra tifosi ma anche tra gruppi armati delle diverse parti politiche, si mescola a personaggi fortemente caratterizzati ma di fantasia. La durissima realtà della guerra si mescola al tifo più sfrenato. La ricostruzione storica accurata si fonde e confonde con la passione calcistica.

Il libro è scritto da tifoso (ed infatti Culicchia è, notoriamente, tifoso del Torino) pieno dunque di passione, di entusiasmo, di fede ma anche di rancore ed esprime quindi al meglio il punto di vista unilaterale (indipendentemente da quale parte stia) tipico del tifoso.

Purtroppo il libro non mi ha convinto e, lo confesso con un po' di disagio perché ho sempre apprezzato Culicchia, non mi è proprio piaciuto.

E' sicuramente apprezzabile l'idea di collocare in un momento storico molto particolare il derby calcistico di Torino e cercare di spiegarne il significato emotivo attraverso due personaggi molto specifici ma diversissimi. Tutto il resto è, purtroppo, un po' confuso, un po' inutile, un po' superficiale e, lo dico sommessamente, anche un po' noioso e scontato.

Raramente sconsiglio un libro. Non lo faccio nemmeno questa volta ma se non avete mai letto un libro di Culicchia cominciate a conoscerlo con un'altra delle sue opere. Se invece siete tifosi di calcio ed in particolare tifosissimi del Toro forse potete iniziare comunque da qui.

Pubblicata su Ciao.it: 16/10/14
Pubblicata su Libri e Libretti: 19/04/15 

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