Exit


Non avrei mai pensato che un libro incentrato sul suicidio assistito potesse risultare così piacevole tanto da essere, a tratti, anche divertente.

Invece "Exit" di Alicia Giménez Bartlett riesce ad affrontare l'argomento in modo lieve raccontando una storia molto particolare con un formato che potrebbe addirittura sembrare un reality televisivo.

L'autrice è, infatti, molto conosciuta come scrittrice di gialli, in particolare per la fortunata serie che ha come protagonista l'ispettrice di Barcellona Pedra Delicado, ma "Exit", uscito in Spagna nel 1984, è precedente, anzi, è il suo primo romanzo in assoluto.

Esordio sicuramente ottimo perché la Bartlett crea un racconto fluido che sviluppa la trama in modo progressivo quasi fosse un "giallo" anche se il libro non è certo tale.

Infatti tutti coloro che si ritrovano ad "Exit", una bellissima villa di una campagna imprecisata in una nazione europea altrettanto imprecisata, sono arrivati volontariamente, dopo aver compilato una lunga serie di dettagliati documenti, con un solo scopo: suicidarsi.

Non si tratta però di malati incurabili, di depressi o di disperati ma di persone benestanti e mentalmente sane che senza un apparente motivo o, meglio, senza un esplicito motivo hanno deciso liberamente di porre fine alla loro vita nel modo che, secondo il loro immaginario, è più consono. Ed è proprio di questo che si occupa il piccolo staff (due medici ed un'infermiera tuttofare) della villa: creare le condizioni, ricreare le atmosfere, organizzare le scenografie che gli ospiti desiderano per il loro ultimo passo ma anche risolvere i problemi "tecnici" affinché la rappresentazione si concluda realmente nella morte.Il contratto prevede per gli ospiti, che hanno pagato somme cospicue, una permanenza nella villa per un'intera stagione (in questo caso l'estate) con un trattamento da grande albergo da concludere in qualsiasi momento con il suicidio.

Si ritrovano quindi ad Exit una serie di misteriosi personaggi che trascorrono un lungo periodo di lussuosa convivenza in attesa del momento finale: Leonard, scontroso e cinico intellettuale presunto scrittore; Ottosillabo, ferroviere in pensione che scglie un bizzarro pseudonimo; Madame Tevener, una vedova sempre brillante; Pamela, caustico ex ministro di un improbabile ministero della condizione maschile; Clarissa, dolce e sottomessa ex amante di Pamela; Finn, ricco finanziere di bell'aspetto.

Al gruppo degli aspiranti suicidi si aggiunge poi anche un clochard (che sceglie il pomposo pseudonimo di Paracelso Pasteur) in una sorta di operazione pro bono voluta dai due medici gestori (Barsett ed Eugenius).

Senza approfondire troppo la trama ed il suo epilogo (perché sebbene il libro non sia un giallo come tale va trattato) si può dire che dopo un periodo iniziale di conversazioni, passeggiate, ricchi pranzi, feste, amori e sesso, i suicidi intraprenderanno il loro cammino finale con modalità scenograficamente complesse e suggestive. Modalità che, ognuno ha scelto in base al proprio personale desiderio, ad esempio, solo per citarne alcune: come gli antichi romani, come Madame Bovary, come un faraone egizio.

Il racconto però ha uno sviluppo non scontato (da qui i richiami al giallo anche se non viene compiuto nessun delitto) e riserva una serie di piccole grandi sorprese che tengono sempre desta l'attenzione del lettore anche quando tutto appare definito.

Un libro da leggere anche se l'argomento può, inizialmente, sembrare ostico e deprimente che si rivela completamente diverso tanto da essere brillante e rendere la lettura oltre che piacevole a tratti anche divertente senza però diventare mai irriverente.

Pubblicata su Ciao.it: 12/11/14
Pubblicata su Libri e Libretti: 21/06/15  

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